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INTERVISTA ALL' ARTISTA PORTOGHESE HELENA MEDEIROS.

August 22, 2014

SEGUE L' INTERVISTA DI ALESSANDRO RIZZO A HELENA MEDEIROS, ARTISTA UFFICIALE DI EMOTIONS OF THE WORLD.

 

Qual è il tuo percorso artistico?

Sono nata alla città di Porto, in Portogallo, ed ho studiato alla London Fashion School, la Scuola d’ Arte e Design di Porto (ESAD). Dal 1990 mi esibisco in mostre personali di pittura e le mie opere sono in numerose collezioni private e comunali. Tra le ultime e più importanti mostre spiccano: "Emotion  of the World" (Galleria Rosso Tiziano di Piacenza, Novembre / 2013);         “Nella lente dell' Onorico” (Galleria d' Arte Collezione, Roma, Ottobre / 2013); “Dialogare con la Biennale” (Centro d' Arte San Vidal, Venezia, giugno / luglio 2013); “Cross” (Bissaya Barreto Museum, Coimbra, Maggio / 2013); “Linee Artistiche a confronto” (Galleria La Pigna / UCAI, Vaticano / Roma, Marzo / 2013); “Contemporary Art Catalog 2013 - Metropolitan Museum Art" (New York, Thomas J. Watson Library); “Outro Retrato” (Museo Abel Salazar, Porto,           Gennaio / 2013); “Arte Padova 2012" (Padova, Novembre / 2012); “Dust” (Casa-Museo Abel Salazar, Porto Ottobre / 2012); e la partecipazione ad un progetto di arte internazionale itinerante, “Ghosts in Armour”, iniziato nell' agosto del 2009 a Bilbao Art, arrivando poi in Galles e in Belgio.

 

E' interessante notare che i miei quadri hanno un dialogo importante con il mio lavoro come costumista. Mi sono dedicata soprattutto a spettacoli di balletto contemporaneo di diverse aziende internazionali, tra cui il Ballett Basel (Svizzera), Ballett Dortmund (Germania), Ballet Gulbenkian (Portogallo), Ballett Hannover (Germania), National Ballet Company (Portogallo), Fondazione de la Danza Aterballetto (Italia), Gauthier Dance / Dance Company Theaterhaus Stuttgart (Germania), Les Grands Ballets Canadiens de Montréal (Canada),                               Les Ballets Jazz de Montréal (Canada), National Ballet of China (Cina), Teatro di San Carlo (Italia), Teatro Municipal di Santiago del Cile (Cile).
 

Qual è il tuo lavoro più rappresentativo?
Non posso citare solo un pezzo, perché tutti mi riempiono in modo diverso. Cito, per esempio il quadro 'Dust', perché è stato uno dei primi di una serie che in realtà ha segnato la mia vita,       ma c'è anche ‘Suspended Features’ in cui è evidente il dialogo con la mia attività di Costumista Designer. C’ è ancora la serie 'Déjà Vu', alla quale ho preso riferimenti dal' arte urbana ed ancora il trittico 'Cross', che inaugura la transizione tra la fase precedente e il mio stato attuale.            Una cosa è certamente importante da dire, il mio processo creativo è istigato dal cambiamento continuo del’ aria che respiro... I viaggi sono costantemente parte della mia vita e sono fondamentali per il mio modo di guardare le cose nuove del mondo, attraverso il mio spirito inquieto... credo una sorta di 'non-luogo', un senso artistico costruttivo, rendere ogni passaggio un punto fisso nella memoria che si disperde, e che si dissipa nei miei lavori.


Che messaggio vorresti esprimere attraverso il tuo lavoro?
Ciò che conta per me è che la natura di ogni mia opera, indipendentemente dal contesto artistico, abbia spontaneità... L' atto spontaneo non è semplicemente esplosioni ed impulso... No, serve molto studio, ad iniziare dalla ricerca delle proprietà di ogni materiale utilizzato per comporre  un' opera    d' arte. L’ atelier è importante per questo, perché permette in questo spazio intimo di indagare, studiare e scoprire. La spontaneità è il modo particolare, in cui cerco di dare forma alla libertà di creare, sai? È questa libertà che mi consente il contrasto tra la dolcezza e la ferocia,  una simbiosi che io chiamo la danza tra luce ed ombra. Il mio mondo è così, come un eterno nucleo che sa che a volte il bagliore del magma in eruzione, ed in precedenza, l' oscurità casuale di quando questa crosta si esaurisce.

Che cosa significa, oggi, fare arte per te?
Siccome sono io a tracciare la mia strada è difficile stabilire definizioni... Ma guardando il mio lavoro, una cosa sembra corretta per me: fare arte oggi richiede molta amalgama di diverse espressioni artistiche in un unico pezzo. E' la rottura delle definizioni stesse, ai limiti di ciò      che è la pittura, che è la scultura, che è il design... Tutto sommato con l' esperienza del’ intensità, in un mondo globalizzato, un altro fattore che sembra molto in voga. Questo mi fa pensare...  Non sappiamo mai quanto il mondo è in noi e quanto noi abbiamo lasciato al mondo, non credi?  C' è una canzone che dice più o meno così: "Ho imparato che si dipende sempre / da molte differenti persone / ogni persona è come un segno / dalle lezioni quotidiane di diverse persone."    E’ questo, fare arte si confonde con la mia capacità di costruire quella che sono.

Estetica, scelta della tecnica e dello stile, cosa significa: qual è la tua linea e come si equilibrano le tue composizioni?
E' tutto unito, non è possibile scegliere l' estetica piuttosto che la tecnica, perché sono fattori dipendenti. In questa rete in cui tutto si incrocia, ha a che vedere con quello che stavo dicendo nella risposta precedente, circa il fatto che è tutto interconnesso. Non credo che nell' arte possiamo avere il controllo di tutto il processo, perché l' obiettivo è quello di raggiungere sempre di più attraverso la strada che dobbiamo ancora percorrere - e ciò che si impara da questo - è che l' idea di è lo scopo del risultato finale. L' arte, almeno quella che faccio è una ricerca sobria di ciò che percorre una strada inaspettata, capisci? E per questo che nell' esercizio di materializzare i sentimenti, le sensazioni, le emozioni può esserci tanto distacco. E’ necessario cercare di vedere in modo diverso un’ opera che potrebbe essere statica ma che al primo sguardo può sembrare cristallizzata, per esempio.

 

Intervista di Alessandro Rizzo.

 

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